Archivio mensile:giugno 2015

Biderrosa. Un video

Bidderosa è un’oasi naturalistica e una lunga e splendida spiaggia di candida sabbia fina a nord di Orosei. È una spiaggia a numero chiuso e a pagamento, come più spesso si dovrebbe fare, secondo me, in Sardegna. Non contano tanto le persone, quanto le macchine. Raggiunto un certo numero di macchine, l’ingresso è interrotto.

Questo sistema fa sì che i due chilometri di spiaggia sono sempre umanamente praticabili, anche in pienissima stagione.

Ecco la mappa dell’oasi:

 

A Bidderosa ho girato alcune riprese, da cui ho tratto un video di circa sei minuti. Eccolo:

 

La colonna sonora utilizza estratti da questi due brani:

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Santa Lucia. 5 videocartoline.

Santa Lucia è una spiaggia e un piccolo borgo di pescatori vicino al paese di Siniscola, nella costa centro orientale della Sardegna. Borgo di pescatori in verità lo era, perché ora di pescatori ce ne sono veramente pochi. La spiaggia è situata nel limite meridionale di una lunga spiaggia di quasi quattro chilometri che da La Caletta, a nord, arriva a Santa Lucia, appunto, a sud. Vedi il sito nella mappa di Google:

 

La spiaggia di Santa Lucia è formata da una bianca sabbia finissima, come sempre nelle spiagge di origine lagunare. Il fondale è basso e compatto per lungo tratto, adatto e sicuro quindi per i bambini, per le camminate in acqua e per le tranquille chiacchierate in ammollo

A Santa Lucia c’è un campeggio molto ombreggiato che dà direttamente sulla spiaggia. Nel borgo potrete trovare i servizi essenziali, ristoranti, gelaterie, bar.

Di seguito pubblico cinque videocartoline che ritraggono la spiaggia e il borgo. La prima videocartolina dura 35 secondi e mostra la spiaggia di Santa Lucia all’imbrunire.

 

La seconda videocartolina dura 1 minuto e 27 secondi, e ritrae ancora una volta la spiaggia di Santa Lucia e l’incrocio tra due camminatrici serali sullo sfondo dell’orizzonte.

 

La terza videocartolina dura 33 secondi, inquadra la spiaggia verso sud, cioè verso il borgo. Ritrae un normalissimo episodio di vita di spiaggia.

 

La quarta e la quinta video cartolina sono entrambe girate di sera nel borgo. La prima dura 55 secondi, la seconda 27.

 

Marceddì. Un video.

Marceddì è un piccolo borgo di pescatori che non concede nulla al pittoresco. Giusto qualche limitatissimo scorcio. Porta impressa decisa l’impronta di chi ci vive e di chi per una ragione qualsiasi è a lui legato. Non deve servire ad altro che a ospitare e fare da scenario alla loro vita.

Ho girato le riprese di questo video nell’inverno del 2014, in una giornata di forte vento di maestrale. Il villaggio era ancora più vuoto del solito. Dava, ancora più del solito, l’impressione di essere sospeso in un tempo tutto suo. Calmo e immobile come la laguna e gli stagni che lo circondano.

Ho montato le immagini quasi un anno dopo, e questo è il risultato. Il video dura 4 minuti e 9 secondi. Spero vi piaccia.

 

Come colonna sonora ho scelto di utilizzare un brano di Elliot Cooper Cole. Mi è sembrato molto coerente con le immagini e con l’idea che volevo rendere:

Porto Pino. Un video.

A Porto Pino ho girato alcune riprese, tutte vergognosamente mosse e qualche volta storte. Avevo dimenticato il cavalletto e tirava un forte vento, perciò è stato difficilissimo tenere ferma la piccola e leggera videocamera. Ma sorprendentemente, montando le immagini è venuto fuori forse il video che preferisco tra quelli che ho realizzato. Un video onirico e sabbioso, come mi è venuto di definirlo. L’unico in cui uso il bianco e nero. Penso che in modo artigianale e dilettantistico valorizzi le dune di candida sabbia bianca con cui si conclude la lunga spiaggia di Porto Pino.

Il video dura 4 minuti e 31 secondi. Eccolo:

 

Nel video utilizzo estratti musicali da due brani. Solo uno è ancora attualmente in rete:

 

Marceddì. Una passeggiata.

Non definirei Marceddì una località turistica. Si tratta di un borgo di pescatori che unisce la geometria a scacchiera con cui sono disposte le case, al degrado e squallore che caratterizza la maggior parte di esse. La precarietà e l’abbandono sono il suo tratto dominante. Non si può dire che il lavoro ferva, ma c’è sempre qualcuno che fa qualcosa: torna dalla pesca, si prepara alla pesca, raccoglie arselle, scarica il pescato, guarda gli altri che raccolgono arselle, scaricano il pescato, tornano dalla o si preparano alla pesca. Su tutto domina un silenzio ovattato, e quei pochi rumori non rimbalzano su nulla, non trovano ostacoli, e se li porta via il vento o se li mangia l’ampio spazio. Come tutte le comunità isolate e piccole, anche Marceddì sembra serbare segreti e una piccola vita nascosta. Ma del borgo, magari, un’altra volta.

Sabato scorso tirava vento, la temperatura era fresca, e ne ho approfittato per fare una passeggiata nei dintorni di Marceddì. Vedi l’area della passeggiata nella mappa di Google:

 

Se a Marceddì borgo domina un’aria strana e sospesa di segreti nascosti, i suoi dintorni hanno la bellezza degli ampi orizzonti non interrotti da nulla.

Paesaggio nei pressi di Marceddì
Paesaggio nei pressi di Marceddì

La passeggiata è per alcuni tratti attrezzata con passerelle di legno, segno che qualcuno progetta un futuro anche turistico del borgo. Le passerelle cominciano ad avere bisogno di un po’ di manutenzione.  Magari si potrebbero confermare questi timidi progetti cominciando da quella. Staremo a vedere.

Torre Vecchia e uno spicchio di Capo Frasca
Torre Vecchia e uno spicchio di Capo Frasca
Torre Vecchia
Torre Vecchia
Orizzonte con pali e muro sbrecciato
Orizzonte con pali e muro sbrecciato
Un fortino della 2^GM e la Torre Vecchia
Un fortino della 2^GM e la Torre Vecchia

La passeggiata potrebbe finire subito perché la interrompe il canale di collegamento allo stagno segnalato nella mappa. Ma se siete disposti a togliervi le scarpe e a superare la bocca del canale potete vedere orizzonti …

Orizzonte con cipolle selvatiche
Orizzonte con cipolle selvatiche

… e ancora orizzonti …

Orizzonte con cipollotti selvatici in fiore
Orizzonte con cipollotti selvatici in fiore

… e fare anche una capatina ai resti del pozzo sacro di Orri. Niente di straordinario: un sito scavato, studiato e abbandonato alla vegetazione che se lo sta piano piano reinglobando. Ma anche sul pozzo sacro nuragico e sui nuragici marini, magari, un’altra volta.

Sulla via del ritorno potreste fare una sosta nel casotto di legno che nella stagione invernale serve per osservare, non visti, gli uccelli.

La passerella al casotto d'osservazione
La passerella al casotto d’osservazione

E magari giocare con le sue geometrie in bianco e nero:

Marceddìbn01

Marceddìbn02

Marceddìbn03

Marceddìbn04

Porto Pino. La spiaggia.

Porto Pino è una lunga  e ampia spiaggia che separa il mare aperto dalle lagune retrostanti. Si trova nell’estremo lembo della Sardegna sud-occidentale. Ecco la mappa del sito:

Sabbia bianchissima e finissima, acqua cristallina, alte dune continuamente modellate dal vento, lagune, pineta, un porticciolo, un piccolo centro abitato: questi sono alcuni ingredienti di una località ricca di attrattive.

La cosa che, tuttavia, rende Porto Pino imperdibile per un vero amante del mare, delle spiagge, del sole e della sabbia (soprattutto della sabbia) sono le dune. Una passeggiata di circa mezzora sul bagnasciuga vi consentirà di fare esperienza di uno dei luoghi più incantevoli della Sardegna. Vivetelo con rispetto e attenzione, meglio se lontano dall’alta stagione, ancora meglio se in una giornata di vento medio. Allora, per chi ha occhio e attenzione per l’insieme e per il particolare lo spettacolo è assicurato.

Io Porto Pino l’ho vista in bianco e nero, in una tiepida e ventosa giornata di ottobre del 2013. Ed ecco cosa ho visto:

Geometrie tra acqua e sabbia
Geometrie tra acqua e sabbia
Dune mare e cielo
Dune mare terra nuvole e cielo
Orizzonte minimalista
Orizzonte minimalista
Orizzonte minimalista
Orizzonte ancora più minimalista
Verso est
Verso est
Lo sbocco al mare dello stagno
Lo sbocco al mare dello stagno
Sabbia e vento
Sabbia e vento
Verso est
Verso est
La prima spiaggia e in lontananza le colline di Teulada
La prima spiaggia e in lontananza le colline di Teulada
La prima spiaggia
La prima spiaggia
Il porticciolo-canale
Il porticciolo-canale

Funtanazza. La colonia.

E poi c’è la questione della colonia.

FuntanazzaColonia02

 

Posta alla fine di una conca che scende dolcemente verso il mare, su un basamento di arenaria che si sfarina in spiaggia con un salto di circa cinque metri, Funtanazza è, per certi versi, la colonia (o, meglio, ciò che ne rimane) che in maniera del tutto spudorata e sfacciata ne occupa l’esatto centro.

 

FuntanazzaColonia01

 

Alcune notizie storiche sull’edificio (corredate da due foto d’epoca) le potete trovare seguendo questo link: http://web.tiscali.it/miniere.montevecchio/funtanazza.htm. A me, in questo post, interessa concentrarmi sul contenzioso aperto intorno ai progetti che ruotano intorno a questo edificio.

FuntanazzaColonia10In breve si tratta di questo. Una società legata all’ex governatore della Sardegna, nonché proprietario della Tiscali, Renato Soru ha acquistato l’edificio e l’area intorno a esso con l’idea di ristrutturare tutto e trasformarlo in un grande albergo. Dalle trattative con il comune di Arbus esce fuori l’accordo con il tassativo impegno da parte della società di Soru di non aumentare di un metro cubo la volumetria complessiva dell’edificato.

Tutto bello e liscio, sembrerebbe. Ma, sapete, siamo in Italia e, più nello specifico, in Sardegna, dove il buon senso e la misura sono merce rara. Infatti, invece di lasciare tutto come è, a cui tra l’altro il nostro occhio si è ormai abituato (c’è qualcuno che ha conosciuto Funtanazza senza la sua invadente colonia?), comune e società vogliono fare i perfezionisti, vogliono essere più realisti del re: il progetto su cui comune e società si sono accordati, infatti, prevede di abbassare l’edificio abbattendo l’ultimo piano e di recuperare la volumetria demolita costruendo alcune unità residenziali là dov’è la pineta. Naturalmente abbattendo i pini.

Insomma e riassumendo: da una parte la società di Soru vuole diminuire l’impatto visivo dell’edificio (pare che qui in Sardegna siamo visivamente ipersensibili: anche molta dell’opposizione isolana alle pale eoliche è riconducibile a questa nostra ipersensibilità) dall’altra è disposta al sacrificio di una pineta.

FuntanazzaColonia11Questa parte particolare del progetto è stata contestata dall’Ispettorato del Corpo Forestale, che nell’ottobre del 2014 nega l’autorizzazione all’abbattimento dei pini. Se Soru vuole costruire le unità residenziali che lo faccia altrove. A questo punto Soru ricorre al TAR. L’ultimo atto di questo contenzioso data al marzo del 2015: il Tar boccia il ricorso di Soru e la pineta sta lì dove e cresciuta.

Prima di dire qualcosa su questa faccenda molto istruttiva sul modo schizofrenico con cui guardiamo alle nostre coste, vorrei che ci accordassimo su alcuni principi:

  1. le coste della Sardegna devono rendere, devono produrre reddito e lo devono fare a lungo nel tempo;
  2. nel calcolo dei costi di un qualsiasi progetto economico dovrebbe entrare il costo sociale, il peso ambientale, l’esternalizzazione sulla collettività di tutta una serie di conseguenze dirette e indirette: piuttosto che porre divieti, far pagare e pagare caro l’impatto ambientale;
  3. le regole, se ben pensate, servono a costruire qualcosa di bello (vedi la poesia): spingono chi le deve rispettare a pensare soluzioni nuove e più avanzate;
  4. adattarsi all’ambiente, all’esistente, è meglio (più economico, più durevole, più bello) che adattare l’ambiente a se stessi.

FuntanazzaColonia07

Detto ciò, che cosa farà Soru? Le possibilità sono tre:

  1. Soru abbandona del tutto il progetto, lascia marcire il rudere e Funtanazza rimane quello che è: una bellissima cala isolata dai flussi turistici, frequentata da locali e pochi isolati turisti, che la usano, la consumano, magari, senza nessun ritorno per la comunità;
  2. Soru decide di modificare il progetto, non scapezza più la colonia e mette su un super-albergo da centinaia di posti letto tutti concentrati nell’edificio esistente;
  3. Soru decide di scapezzare comunque la colonia e va avanti con un progetto più modesto e meno impattante.

FuntanazzaColonia04Io, devo essere sincero, preferirei la terza soluzione. Magari per Soru significherebbe rivedere i suoi calcoli in merito al profitto che questa operazione gli porterebbe. Ma, chissà, costretto da questa necessità, potrebbe trovare soluzioni che gli garantirebbero la stessa remunerazione, se non maggiore.

Non sto ragionando solo con in mente la piccola pineta. La spiaggia di Funtanazza e l’area circostante occupano una superficie tutto sommato piccola. Mi chiedo perciò che cosa significherebbero per Funtanazza diverse centinaia di persone ogni giorno per tre mesi all’anno. A cui si sommerebbero i pendolari della spiaggia. Gente che cammina, gironzola, esce fuori dai sentieri, pesa sulla spiaggia, sulla scogliera, sui fossili (perché no?). Quale sarebbe il peso di tutto questo trafficare su Funtanazza? Qualcuno ha fatto qualche calcolo? Lo dobbiamo prendere in considerazione in tutto il calcolo dei costi e dei benefici di questo progetto?

FuntanazzaColonia09Magari un progetto meno pesante potrebbe avere il valore aggiunto di una maggiore durata. Sarebbe, in una parola, più sostenibile (ecco! Ci sono arrivato: ho detto la parola tanto logora). Ci guadagnerebbe Soru, ci guadagnerebbe il territorio, e la fonte del guadagno non si logorerebbe fino a sciuparsi e sparire.

Il problema è vedere se un imprenditore, e nello specifico Soru, ragiona in questa maniera. O se chi governa Arbus riesce a controbilanciare la logica del profitto individuale con quella dell’interesse collettivo. La storia e l’esperienza dovrebbero servire a qualcosa, e il territorio di Arbus ha una esperienza secolare di un’attività imprenditoriale, quella mineraria, che porta via le vere ricchezze e lascia in dote alla collettività un po’ di pensioni, il deserto imprenditoriale, alcuni ruderi e villaggi-fantasma e tante scorie da smaltire. Si contratti quindi con Soru un intervento che sia rispettoso degli equilibri dell’ambiente, non perché siamo anime belle, ma perché la risorsa-ambiente deve restare e continuare a produrre ricchezza nel tempo. E nel contempo si coltivino le piccole realtà imprenditoriali che, seppur con molta difficoltà, stanno nascendo. E si metta tutto in una visione di un futuro dell’Arburese che non potrà non passare per la valorizzazione della Costa Verde.

FuntanazzaColonia12

Sui progetti di Soru riguardo a Funtanazza potete leggere un articolo sulla Nuova Sardegna, uno sull’Unione Sarda e un’ultimo su cagliaripad.it.