Funtanazza. La colonia.

E poi c’è la questione della colonia.

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Posta alla fine di una conca che scende dolcemente verso il mare, su un basamento di arenaria che si sfarina in spiaggia con un salto di circa cinque metri, Funtanazza è, per certi versi, la colonia (o, meglio, ciò che ne rimane) che in maniera del tutto spudorata e sfacciata ne occupa l’esatto centro.

 

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Alcune notizie storiche sull’edificio (corredate da due foto d’epoca) le potete trovare seguendo questo link: http://web.tiscali.it/miniere.montevecchio/funtanazza.htm. A me, in questo post, interessa concentrarmi sul contenzioso aperto intorno ai progetti che ruotano intorno a questo edificio.

FuntanazzaColonia10In breve si tratta di questo. Una società legata all’ex governatore della Sardegna, nonché proprietario della Tiscali, Renato Soru ha acquistato l’edificio e l’area intorno a esso con l’idea di ristrutturare tutto e trasformarlo in un grande albergo. Dalle trattative con il comune di Arbus esce fuori l’accordo con il tassativo impegno da parte della società di Soru di non aumentare di un metro cubo la volumetria complessiva dell’edificato.

Tutto bello e liscio, sembrerebbe. Ma, sapete, siamo in Italia e, più nello specifico, in Sardegna, dove il buon senso e la misura sono merce rara. Infatti, invece di lasciare tutto come è, a cui tra l’altro il nostro occhio si è ormai abituato (c’è qualcuno che ha conosciuto Funtanazza senza la sua invadente colonia?), comune e società vogliono fare i perfezionisti, vogliono essere più realisti del re: il progetto su cui comune e società si sono accordati, infatti, prevede di abbassare l’edificio abbattendo l’ultimo piano e di recuperare la volumetria demolita costruendo alcune unità residenziali là dov’è la pineta. Naturalmente abbattendo i pini.

Insomma e riassumendo: da una parte la società di Soru vuole diminuire l’impatto visivo dell’edificio (pare che qui in Sardegna siamo visivamente ipersensibili: anche molta dell’opposizione isolana alle pale eoliche è riconducibile a questa nostra ipersensibilità) dall’altra è disposta al sacrificio di una pineta.

FuntanazzaColonia11Questa parte particolare del progetto è stata contestata dall’Ispettorato del Corpo Forestale, che nell’ottobre del 2014 nega l’autorizzazione all’abbattimento dei pini. Se Soru vuole costruire le unità residenziali che lo faccia altrove. A questo punto Soru ricorre al TAR. L’ultimo atto di questo contenzioso data al marzo del 2015: il Tar boccia il ricorso di Soru e la pineta sta lì dove e cresciuta.

Prima di dire qualcosa su questa faccenda molto istruttiva sul modo schizofrenico con cui guardiamo alle nostre coste, vorrei che ci accordassimo su alcuni principi:

  1. le coste della Sardegna devono rendere, devono produrre reddito e lo devono fare a lungo nel tempo;
  2. nel calcolo dei costi di un qualsiasi progetto economico dovrebbe entrare il costo sociale, il peso ambientale, l’esternalizzazione sulla collettività di tutta una serie di conseguenze dirette e indirette: piuttosto che porre divieti, far pagare e pagare caro l’impatto ambientale;
  3. le regole, se ben pensate, servono a costruire qualcosa di bello (vedi la poesia): spingono chi le deve rispettare a pensare soluzioni nuove e più avanzate;
  4. adattarsi all’ambiente, all’esistente, è meglio (più economico, più durevole, più bello) che adattare l’ambiente a se stessi.

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Detto ciò, che cosa farà Soru? Le possibilità sono tre:

  1. Soru abbandona del tutto il progetto, lascia marcire il rudere e Funtanazza rimane quello che è: una bellissima cala isolata dai flussi turistici, frequentata da locali e pochi isolati turisti, che la usano, la consumano, magari, senza nessun ritorno per la comunità;
  2. Soru decide di modificare il progetto, non scapezza più la colonia e mette su un super-albergo da centinaia di posti letto tutti concentrati nell’edificio esistente;
  3. Soru decide di scapezzare comunque la colonia e va avanti con un progetto più modesto e meno impattante.

FuntanazzaColonia04Io, devo essere sincero, preferirei la terza soluzione. Magari per Soru significherebbe rivedere i suoi calcoli in merito al profitto che questa operazione gli porterebbe. Ma, chissà, costretto da questa necessità, potrebbe trovare soluzioni che gli garantirebbero la stessa remunerazione, se non maggiore.

Non sto ragionando solo con in mente la piccola pineta. La spiaggia di Funtanazza e l’area circostante occupano una superficie tutto sommato piccola. Mi chiedo perciò che cosa significherebbero per Funtanazza diverse centinaia di persone ogni giorno per tre mesi all’anno. A cui si sommerebbero i pendolari della spiaggia. Gente che cammina, gironzola, esce fuori dai sentieri, pesa sulla spiaggia, sulla scogliera, sui fossili (perché no?). Quale sarebbe il peso di tutto questo trafficare su Funtanazza? Qualcuno ha fatto qualche calcolo? Lo dobbiamo prendere in considerazione in tutto il calcolo dei costi e dei benefici di questo progetto?

FuntanazzaColonia09Magari un progetto meno pesante potrebbe avere il valore aggiunto di una maggiore durata. Sarebbe, in una parola, più sostenibile (ecco! Ci sono arrivato: ho detto la parola tanto logora). Ci guadagnerebbe Soru, ci guadagnerebbe il territorio, e la fonte del guadagno non si logorerebbe fino a sciuparsi e sparire.

Il problema è vedere se un imprenditore, e nello specifico Soru, ragiona in questa maniera. O se chi governa Arbus riesce a controbilanciare la logica del profitto individuale con quella dell’interesse collettivo. La storia e l’esperienza dovrebbero servire a qualcosa, e il territorio di Arbus ha una esperienza secolare di un’attività imprenditoriale, quella mineraria, che porta via le vere ricchezze e lascia in dote alla collettività un po’ di pensioni, il deserto imprenditoriale, alcuni ruderi e villaggi-fantasma e tante scorie da smaltire. Si contratti quindi con Soru un intervento che sia rispettoso degli equilibri dell’ambiente, non perché siamo anime belle, ma perché la risorsa-ambiente deve restare e continuare a produrre ricchezza nel tempo. E nel contempo si coltivino le piccole realtà imprenditoriali che, seppur con molta difficoltà, stanno nascendo. E si metta tutto in una visione di un futuro dell’Arburese che non potrà non passare per la valorizzazione della Costa Verde.

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Sui progetti di Soru riguardo a Funtanazza potete leggere un articolo sulla Nuova Sardegna, uno sull’Unione Sarda e un’ultimo su cagliaripad.it.

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