Su Tingiosu. Una escursione.

La falesia di Su Tingiosu corre per circa cinque chilometri dalle spiagge di San Vero Milis a nord a quelle di Cabras a Sud. L’escursione che vi propongo è lunga circa cinque chilometri e vi porta dalla spiaggia di S’Anea Scoada (l’ultima spiaggia meridionale del Sinis di San Vero Milis) a Portu Suedda (la prima spiaggia settentrionale del Sinis di Cabras)

 

«Sotto il profilo del paesaggio geologico, le coste ad ovest alternano tratti di spiaggia e dune con falesie, in particolare quelle di Su Tingiosu, create dalla forza del mare di ponente: in ogni tratto di questa costa si avverte l’influenza del moto ondoso e del vento di maestrale che modellano la costa e creano le falesie. Nelle zone lontane dal mare il paesaggio è, infatti, più dolce.

La falesia di Su Tingiosu risulta lunga circa 2 km ed alta fino a 30 m. È costituita da una stratificazione, regolare ed in banchi semi orizzontali, di arenarie carbonatiche particolarmente erodibili ed è esposta al vento di maestrale. Questa situazione dà origine a notevoli frane di crollo ed al conseguente fenomeno di arretramento accelerato della costa.

Il mare scava alla base un solco orizzontale chiamato solco di battente, che si approfondisce nel tempo fino a quando le arenarie soprastanti, già fragili di costituzione ed ulteriormente indebolite dalle incessanti vibrazioni e dallo spray marino che si forma con il mare mosso, crollano giù in grandi blocchi.» (Orrù Giovanna, Analisi della flora residua presente nel settore centro-settentrionale del Campidano)

 

Il primo tratto della escursione incontra molte tracce dell’attività di cava che si svolgeva in questo tratto di costa sino a non molti anni fa. Da queste cave si ricavavano i blocchetti di arenaria con cui sono edificate molte delle case della zona e soprattutto dei due borghi marini di Putzu Idu e Mandriola.

Una cava dismessa di blocchi di arenaria
Una cava dismessa di blocchi di arenaria

 

In questo primo tratto lo strato di arenaria è molto profondo, la falesia è ancora bassa e costellata da crolli di grossi blocchi di roccia.

Un profondo strato di arenaria si affaccia a picco sul mare
Un profondo strato di arenaria si affaccia a picco sul mare
Il primo tratto della falesia
Il primo tratto della falesia
I crolli di grandi blocchi di arenaria
I crolli di grandi blocchi di arenaria
L'erosione ha fatto mancare la base sottostante a questo grosso blocco di arenaria
L’erosione ha fatto mancare la base sottostante a questo grosso blocco di arenaria

 

Già in questo tratto si aprono piccole calette che sono raggiungibili solo dal mare. Tutte le calette lungo Su Tingiosu non sono del tutto sicure, data la natura fortemente franosa di tutto il corso della scogliera.

Una caletta nel primo tratto della falesia
Una caletta nel primo tratto della falesia

 

Nella prima metà della passeggiata, l’entroterra a ridosso della scogliera è caratterizzato da un’aspra, bella e bassa macchia modellata dal maestrale. Oltre agli immancabili lentischi, è possibile trovale la fillirea, bassi cespugli di ginestra spinosissima e il rosmarino. Nelle zone libere dalla macchia cresce il profumato elicriso, la frankenia, e altre piante erbacee e spinose.

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Nella seconda metà, invece, i campi coltivati, generalmente a grano, arrivano sin quasi a ridosso della scogliera.

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La parte centrale della scogliera è la più alta, l’arenaria è quasi del tutto assente e domina il colore chiaro dei calcari. La falesia scende a picco per 25-30 metri, i crolli sono di minore dimensione. È evidentissima la conformazione a strati della roccia, derivante dai successivi depositi di materiali dalla composizione fisica e chimica diversa.

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Questa parte della falesia è anche interessante perché gli anfratti che ne segnano il verticale sono ideale dimora per la nidificazione di varie specie marine. Nel tardo pomeriggio, per esempio, è possibile assistere al ritorno dei cormorani, che qui dimorano, dalla caccia giornaliera. In gruppi più o meno grandi si esibiscono in belle evoluzioni che si concludono con un atterraggio non sempre agevole nel nido ricavato nella parete a picco sul mare.

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Poi la falesia ricomincia ad abbassarsi, sino a trasformarsi in bassa scogliera e infine in spiaggia. L’escursione è finita.

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Il periodo che vi suggerisco per l’escursione è il tardo pomeriggio. Riservatevi almeno tre-quattro ore di luce, tra andata e ritorno. Al ritorno l’escursione sarà arricchita da uno spettacolare tramonto, che è cosa che fa sempre piacere.DSC_0159

 

E per finire, alcune precauzioni:

  • non avvicinatevi eccessivamente all’orlo della scogliera. L’ho già detto: è particolarmente franosa e instabile. E poi non è mai salutare farlo, si aumentano di molto le probabilità di farsi male;
  • l’imbrunire è l’ora in cui le zanzare sono particolarmente attive, soprattutto in assenza di vento o vento debole. Portatevi un antizanzara da strofinarvi sulla pelle ai primi segni di eccessiva attenzione di questo molestissimo insetto e sarete salvi e sicuri.

 

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