Archivio mensile:dicembre 2015

Analisi del 2015

La fine di ogni anno, quei simpaticoni di WordPress costruiscono per ogni sito un report che ne analizza le prestazioni. Poi uno sa che è marketing, strategia di fidelizzazione, e chissà cos’altro. E però, magari, vi interessa.

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 940 volte nel 2015. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 16 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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Ancora orizzonti da Capo San Marco …

… e non saranno gli ultimi.

Prima di tutto un breve video. Attenzione: il video è per gente che sa apprezzare la lentezza.

 

Seguito da alcune fotografie alquanto minimaliste: una linea orizzontale a dividere due tonalità di azzurro/azzurro-grigio, e qualche altro ingrediente (barche che vanno, barche che vengono, lembi di terra e scogli).

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E infine due orizzonti sfocati (uno leggermente, uno molto).

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I basalti di Capo San Marco

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Circa trenta milioni di anni fa, durante il periodo geologico chiamato Oligocene, la Sardegna e la Corsica si staccano dal continente europeo e cominciano la loro lentissima rotazione in senso antiorario verso la posizione attuale al centro del Mediterraneo occidentale. La Sardegna in particolare è posta sotto stress: evidentemente una parte di lei, quella occidentale, non si vuole staccare dalla massa del continente europeo, mentre la sua parte orientale tira con forza per conquistarsi la posizione centrale che pensa di meritarsi. La conseguenza è l’infossamento di una intera dorsale che percorre la Sardegna da nord a sud nel suo versante occidentale.

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Circa cinque cinque milioni di anni fa, nel periodo geologico detto Pliocene, il Campidano continua a infossarsi provocando un intenso vulcanismo, soprattutto nella sua estremità settentrionale, che ha i suoi massimi rappresentanti nei complessi di origine vulcanica denominati Monte Arci e Monti Ferru. A questa fase, nel suo piccolo, ha dato il suo contributo anche Capo San Marco che ha coperto con la sua lava il precedente calcare del Miocene.

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Infine oggi, 23 dicembre 2015, sono arrivato io con la mia macchina fotografica.

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«Il basalto è una roccia effusiva di origine vulcanica, di colore scuro o nero con un contenuto di silice (SiO2) relativamente basso (dal 45 al 52% in peso).» (wikipedia)

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«Esso proviene da un magma solidificatosi velocemente a contatto dell’aria o dell’acqua.» (wikipedia)

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«Le rocce basaltiche hanno origine da lave molto fluide caratterizzate da temperature elevate (intorno ai 1.200 °C) e associate a manifestazioni vulcaniche non esplosive. I fenomeni effusivi, che conducono alla fuoriuscita e alla consolidazione delle lave che producono queste rocce, si realizzano sia in zone emerse sia in ambiente subacqueo.» (Enciclopedia dei Ragazzi – Treccani)

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«I minerali fondamentali che definiscono la composizione media del basalto sono il plagioclasio, ricco di calcio, il pirosseno, che oltre al calcio presenta ferro e magnesio, e l’olivina, più ricca di ferro e magnesio.» (Enciclopedia dei Ragazzi – Treccani)

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«I fenomeni effusivi sono spesso interessate da notevoli fessurazioni, ossia spaccature, prismatiche o colonnari.» (Enciclopedia dei Ragazzi – Treccani)

I fenomeni vulcanici legati alla formazione della fossa del Campidano, soprattutto quelli del Pliocene, si manifestarono tutti nella forma dei vulcani a scudo. «I vulcani a scudo sono quelli che emettono lave fluide che si disperdono su aree assai vaste e che hanno perciò diametri alla base molto grandi rispetto all’altezza, come gli scudi.» (Enciclopedia dei Ragazzi – Treccani)

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A tale tipo di vulcani è legata la formazione di ampi altipiani. La parte finale di Capo San Marco ne è un piccolo esempio. Sia la forma a scudo che il formarsi di vasti altipiani tutto intorno alla base del complesso vulcanico «è causata dalla lava che essendo molto fluida scorre facilmente lungo le pendici del vulcano, arrivando quindi a depositarsi più lontano rispetto ai vulcani in cui la lava è più densa» (Wikipedia)

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«I basalti presentano più frequentemente e in modo più chiaro di qualunque altra roccia il fenomeno della fessurazione colonnare, che si manifesta normalmente alla superficie di raffreddamento della massa lavica e che è dovuto alla contrazione che segue al raffreddamento stesso.» (Enciclopedia Italiana – Treccani)

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Il basalto è una roccia molto resistente agli agenti atmosferici, ma dopo milioni di anni di esposizione anche i basalti di Capo San Marco cominciano a portare i segni del tempo, dell’acqua, del vento, del sale.

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Gli orizzonti di Capo San Marco

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Capo San Marco è uno dei luoghi di mare più aerei che io conosca: terra, acqua e aria si incontrano e quasi fondono in un delicato equilibrio.

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Il fuoco c’era anche lui, un tempo, ormai rappreso in un sottile strato di basalto che dà alla parte finale del capo la tipica forma ad altopiano.

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Capo San Marco è luce, spazi, aria, vento. Ci sono giorni in cui quella gran bestia che è il mare sembra un gatto ben pasciuto accoccolato a sonnecchiare e ricevere il sole. E noi a correrci sopra con le nostre barchette.

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Ci sono altri giorni in cui il maestrale arriva diritto dal mare, liscio, senza neanche il freno di una misera collina, e la prima terra che incontra è il fragile istmo di Capo San Marco, messo lì a protezione del Golfo di Oristano. Il bestione, allora, si rifugia a riposare all’interno del golfo, e la sua schiena sembra percorsa da brividi erratici.

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Ma Capo San Marco è soprattutto e prima di tutto orizzonte …

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… e ancora orizzonte

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Su Riu. Le incisioni rupestri.

Nella morbida roccia candida di Su Riu è forte la tentazione di lasciare un segno. Poi ci penseranno il tempo, la pioggia, il vento a cancellarne la traccia. C’è da aggiungere che non è una pratica tanto giusta e rispettosa del luogo. Ma tant’è: le tondeggianti forme delle rocce di Su Riu sono disseminate da firme, messaggi, disegni, date.

Possono essere semplici firme senza data: Andrea e Robby (con due “b”)

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Zia Nadia (perché la necessità di indicare il grado di parentela? Era presente anche la/il/i nipote/i?)

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e subito vicino, con grafia diversa ma stile simile, Zio Rosy (zio?),

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Firme con data: Bepe Müsarí nel luglio del 1995 (con quel nome tra Spagna, Germania e Nord Africa)

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e Adamo nel 1997

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Oppure firme senza data in elegante grafia stilizzata: Aie (un nome? un diminutivo? un incitamento?)

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Oppure sono messaggi d’amore

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o promesse d’amore: Edel e Alfred l’hanno fatto nel 1979 (ben 36 anni fa)

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Toni-Toni (un rafforzativo o due Antonio?), Isetta e Tosca nell’agosto del 1995 (i due Toni sono amici e il primo ama Isetta e il secondo Tosca? oppure i due Toni si amano, così come si amano Isetta e Tosca? Tutto può essere, visto l’erotismo diffuso della cala)

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Marion e Arnd nel 1997

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Alice e Davide nel 2000

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Possono essere messaggi criptici: “2013 NON NOBIS”

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pensieri rapiti, quasi zen

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o pensieri rapiti da desideri più terra terra

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pensieri minacciosi

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Possono essere semplici elementi figurativi astratti

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piccole incisioni varie: un sole, una palma, le onde, una formica

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una stella che ricorda quella di Negroni (ricordate la pubblicità?) e subito sopra tre lettere “CJO” e una piccola freccia che lega lettere stella

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due grandi quadrati che si intersecano

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una croce di Malta (sapevate che nel vicino borgo di San Leonardo, sul Monti Ferru, c’è una antica chiesetta con annesso antico ospedale edificato dai Cavalieri di Malta?) con iscrizione tutto intorno ormai illeggibile

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un sole al tramonto all’orizzonte sul mare

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un piccolo sole che ride (era il simbolo del movimento antinucleare di molti anni fa, ricordate?)

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un accenno di maschera con sulla destra un riquadro con due lettere maiuscole disposte a incrocio e quattro puntini disposti a quadrato

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una faccina di diavolo arrabbiato

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una mano sinistra in positivo

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un’altra mano sinistra in negativo (evidentemente entrambi i grafittari erano destrosi)

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un cavallo dal collo molto lungo o una giraffa dal collo molto corto

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un simpatico gattino sorridente e un po’ grassoccio

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una farfalla dalle ali spiegate

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una colomba

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un bacio

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una divinità acquatica, quasi una sirena

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Per finire, anche la natura ha voluto lasciare una sua firma: lo stampo del guscio di una piccola conchiglia sorpresa dalle ceneri di una qualche eruzione di chissà quante migliaia di anni fa.

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Su Riu, la cala più sexy di tutta la costa occidentale.

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Su Riu è la più settentrionale delle calette scavate dall’ostinazione del mare nel bianco tufo vulcanico della costa del Montiferru.

 

Su Riu è sexy, bianca, rotondeggiante, formosa e morbida.

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È la caletta più sexy di tutta la costa occidentale della Sardegna. Garantito. Ha qualcosa di profondamente femmineo ed erotico. E abbastanza conturbante, perché la dura roccia è l’elemento femminile, mentre la cedevole acqua del mare è l’elemento maschile. Distendersi nella sua bianca roccia calda e farinosa fa dimenticare la sua durezza. Duro e morbido si fondono. Tutto abbastanza intorcinato, insomma.

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Il mare penetra la roccia, la scava, la incide, la modella nei suoi punti più cedevoli. Talvolta andando in profondità, altre in modo più disteso e ampio.

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A Su Riu i colori e le linee sono nette: bianco e azzurro si distinguono con decisione, e poi il sempreverde uniforme della macchia nell’interno. Tale nettezza e definitezza sono un ottimo antidoto alla confusione del maschio-femmina che mare e roccia fanno.

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E alla fine, un orizzonte.

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Le fotografie sono state scattate in uno splendido pomeriggio l’8 dicembre 2015. La caletta di Su Riu è riparata dalle brezze settentrionali, così alle 13:00 c’era quasi caldo. L’acqua era fredda ma troppo invitante. Ho ceduto alla tentazione.