Archivio mensile:febbraio 2016

Maimone. Una videocartolina.

DSC_0024Forse ho trattato un po’ male Maimone: l’ho associata a riti violenti affondati in un passato prestorico; l’ho mostrata in un bianco e nero talvolta fin troppo scuro; infine l’ho ripresa di spalle.

Eppure Maimone è una delle spiagge più belle di tutta la penisola del Sinis in generale e della costa delle spiagge di quarzo in particolare. Anche più bella della più famosa Is Aruttas, a parer mio. Il dolce arco della lunga e profonda spiaggia, il netto contrasto di colori, il libero orizzonte, e non ultima la possibilità di una tranquilla passeggiata alla torre di Seu, quando il caldo non suggerisce il contrario.

DSC_0087 (1)Nella videocartolina che segue c’è solo lei, finalmente la spiaggia, a colori. Ho scelto di accompagnarla con la rivisitazione di una composizione per piano di J.S. Bach, la breve sinfonia Bwv_787, fatta da un artista lituano, DMD Architect, di cui poco o niente è dato sapere. Il risultato a me ricorda quelle cartoline con sottofondo musicale che la vecchia ingenua e pulita tv di una volta mandava durante i brevi intervalli tra un programma e l’altro. Allora, la pubblicità era relegata e regolata nel preciso spazio del Carosello e non le era consentito di scorrazzare indisturbata per ogni dove.

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Al largo di Porto Agra, una vela

DSC_0114Porto Agra è una piccola caletta pietrosa e rocciosa tra Capo Galera e Punta del Giglio, nel lato nord della rada di Alghero. Al largo di Porto Agra una boa galleggia lenta su e giù imperturbabile. Il passaggio basso di un gabbiano. Una pausa. Una barca a vela veleggia verso Capo Caccia. Tutto qui.

Anche questa videocartolina ha una colonna sonora. Si tratta del pianoforte di un giovane compositore autodidatta di Chicago: Zaid, e di un suo breve pezzo che a me ricorda tanto Satie: Abstract. Mi è sembrato che le immagini si adattassero molto bene al ritmo lento e divagato del pianoforte.

Il cielo sopra Maimone

Ancora un post sulla spiaggia di Maimone. In verità, della spiaggia si vede poco. Le nove fotografie sono prese dall’immediato retrospiaggia.

Le prime sette cercano il mare. Non è che ne trovano molto: qualche stretta striscia tra sabbia e cielo, talvolta solo sabbia, qualche ombrellone, rare presenze umane, il verde acceso dei macchioni del lentischio, il leggero verde-grigio della santolina, il rosso mattone della vegetazione degli stagni stagionali retrodunali.

Le ultime due gli voltano le spalle e palpeggiano le nuvole.

Alla fine, il vero protagonista di tutte e nove le foto è il cielo sopra Maimone.

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Maimone. Vita da spiaggia in bianco e nero.

Spiaggia di Maimone [il link apre in un’altra finestra la mappa di Google Map]. Voi pensate di andare in una semplice spiaggia, e invece siete in un luogo che porta il nome di una antichissima, nuragica divinità sarda della pioggia: Maimone, appunto.  Quando non pioveva per molto tempo, si costruiva un simulacro del dio con rami di pervinca (pianta erbacea sempreverde, tra le altre cose tossica), lo si coricava su una portantina, lo si portava in giro, lo si aspergeva cantando una litania invocatoria e infine lo si gettava in un ruscello (o in un pozzo? non penso in mare …). I nuragici, è probabile che, al posto del simulacro, sopra la barella ci coricassero un uomo (o donna) in carne ed ossa, e che il sacrificio fosse cruento. Sangue in cambio di acqua.

Una forzatura? Una esagerazione? Mah, Chissà! Tutta la penisola del Sinis pullula di nuraghi (letteralmente a frotte), pozzi sacri, statue che stanno costringendo a riscrivere la storia del Mediterraneo occidentale, resti di fonti sacre, siti fenici, templi di varie epoche e culti. Strati di storia, insomma.

E noi siamo l’ultimo strato. In mutande e reggipetto.

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P.S. Una domanda che mi pongo spesso quando mi faccio il bagno nelle acque del Sinis è se i nuragici si facessero il bagno nel mare, se lo facessero con lo stesso piacere che proviamo noi, se si prendessero momenti di relax in spiaggia. Forse si. Del resto, di sicuro avevano molto più tempo libero di noi, più spiaggia a disposizione e meno budget da raggiungere.

La Caletta. Una videocartolina.

Una videocartolina di La Caletta. Erano le 13:25 del 20 settembre 2015, ed era in corso una bella maestralata. Niente di meglio quindi che trascorrere qualche ora nella piccola spiaggia de La Caletta al riparo dal vento. Questa è una videocartolina della giornata presa dal moletto (vedi la mappa).

 

Questa volta la videocartolina ha una colonna sonora. Se vuoi sentire altri brani dello stesso autore, lui è wildsilences. Il brano della colonna sonora non lo trovi: è stato tolto proprio la sera in cui io l’ho utilizzato. Strano, vero?

18 novembre 2015

Un nuovo post da Casina I Ginepri

Casina I Ginepri

Dalla Casina I Ginepri alla Torre di Capo Mannu sono poco meno di cinque chilometri. Tra andare e tornare quindi sono tra i nove e i dieci chilometri di passeggiata. Quanto può durare la passeggiata dipende da voi.

La prima parte si svolge lungo il bagnasciuga delle tre spiagge di Sa Rocca Tunda, di Sa Marigosa e di Su Pallosu.

DSC_0119 Il bagnasciuga di Sa Rocca Tunda lavorato dalle onde

DSC_0125 Un orizzonte preso dalla spiaggia di Sa Marigosa

DSC_0127 Una barca di pescatori nel riparo di Su Pallosu. Sullo sfondo il Monti Ferru

DSC_0128 Nasse a Su Pallosu

Si abbandona la spiaggia, si superano le tre case che sono il villaggio di Su Pallosu, si aggira il promontorio di Su Pallosu e si scende nella spiaggia di Sa Mesa Longa.

DSC_0135 La spiaggia di Sa Mesa Longa e, sullo sfondo, Capo Mannu e la sua torre.

Attraversata la spiaggia, si comincia a salire verso…

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