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Torre dei Corsari minimalista e in bianco e nero

Torre dei Corsari è un villaggio e una spiaggia della Costa Verde, nella costa occidentale della Sardegna, a sud del Golfo di Oristano. La mappa la trovate qui. In un altro post vi dirò di più di lei. Questo post è dedicato a 14 fotografie delle dune di Is arenas acqua ‘e s’ollastu che collegano/dividono Torre dei Corsari e Pistis. Eccole:

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E all’improvviso, il colore:

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Piscinas. La spiaggia.

Piscinas è prima di tutto sabbia: quasi otto chilometri di spiaggia sino a Scivu, e poi ancora dune di sabbia che arrivano anche a 100 metri di altezza, si inoltrano nell’interno per più di cinque chilometri, tenute insieme da un delicato sistema di ginepri secolari, per un’area complessiva di quasi 36 chilometri quadrati. Vedi la mappa.

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Di suo, Piscinas è una spiaggia con qualche servizio, parcheggi a pagamento, molto frequentata nelle giornate di punta dell’alta stagione. Ma con tutto quel po’ po’ di lunghezza e profondità, potete stare certi che un vostro spazio di sicuro lo troverete sempre. Le fotografie di questa pagina sono state scattate in una giornata di fine maggio del 2015.

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A Piscinas sfociano due torrenti, uno proprio nella spiaggia, l’altro poco più a sud. Il primo si chiama Rio Naracauli, il secondo Rio Piscinas. Entrambi i torrenti sono alimentati dall’acqua che sgorga dalle gallerie dei molti cantieri minerari abbandonati di Montevecchio, Ingurtosu, Naracauli, Pitzinurri … (potrei andare avanti per molto tempo con i nomi pittoreschi, ma mi fermo qui. Se volete informazioni e immagini sulle miniere della zona, esiste in rete da anni un bellissimo sito sul patrimonio di archeologia mineraria della zona: Miniere di Sardegna).

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Il mare di Piscinas (di tutta la Costa Verde, in verità, ma di Piscinas in particolare) è mare da prendere con le pinze. Io personalmente non ci ho fatto il bagno una volta. Non perché non ho voluto, ma perché non mi sono mai fidato. Il mare è quasi sempre agitato, le correnti di risacca che in un attimo ti portano al largo sono sempre in agguato. Conclusione: occhio, attenzione, precauzione e massimo rispetto.

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In alternativa, quello che potete fare, nell’ordine è: prendere il sole, passeggiare lungo la spiaggia, leggere, chiacchierare col vostro vicino di ombrellone, bere una bibita seduto a un tavolino di uno dei due chioschi della spiaggia, sedervi ai limiti del bagnasciuga e aspettare che un’onda più forte delle altre arrivi a bagnarvi i piedi

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stare in silenzio, seduto lontano dal bagnasciuga, e non fare nulla tranne che escludere il più possibile il mare dalla linea d’orizzonte, tanto che ne rimanga solo una sottilissima linea a separare sabbia da cielo

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riflettere su quanta perfezione c’è nell’impermanenza della linea di confine tra la schiuma bianca di un’onda e l’ocra perfettamente lisciato dell’arenaria della spiaggia

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Ma se nessuna di queste attività è di vostro gradimento, non vi rimane altro che concentrarvi sui ciottoli, sui loro colori, sulla loro perfetta levigatezza. Alcune zone della lunga spiaggia di Piscinas ne sono ricche.

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Oltre, c’è solo l’andar via.

Tunaria – Porto Palma

Tunaria vista da sud
Tunaria vista da sud

Il piccolo villaggio di Tunaria è situato nella parte centrale della Costa Verde, a ridosso di una caletta riparata da maestrale e quindi adatta all’approdo di piccole imbarcazioni. È conosciuto anche col nome di Porto Palma.

 

In origine il villaggio era costituito dagli edifici di una tonnara e dalle abitazioni dei pescatori che in questa erano impiegati. La quasi totalità di tali edifici sono stati ristrutturati (quale più quale meno) e adattati a residenza estiva e vacanziera. A nord di questi, lungo il fianco della collina, sono state costruite una serie di nuove abitazioni che costituiscono la parte nuova del villaggio. A sud del blocco degli edifici della ex tonnara sorge un piccolissimo porticciolo che sfrutta il breve incanalarsi di un torrente stagionale.

Il porticciolo
Il porticciolo

 

La spiaggia è lunga circa 300 metri, ma non è mai eccessivamente affollata. Il fondale è basso, la balneazione sufficientemente sicura.

La spiaggia
La spiaggia

Tunaria è un ottimo punto di partenza per una bella escursione a piedi verso le calette che punteggiano il tratto di costa sino a Funtanazza. Tra queste soprattutto merita lo sforzo la caletta di Porto Murta.

Nel complesso Tunaria sembra un luogo tranquillo dove trascorrere una o due settimane di mare, magari in uno degli appartamentini ricavati negli edifici della ex tonnara. Non appare eccessivamente turistico, sembra più adatto a persone in cerca di uno stacco dai rumori, ritmi e riti degli impegni quotidiani, lavorativi o meno. Famiglie con bambini, giovani in cerca di natura, passeggiate, orizzonti, cieli stellati, tramonti e crepuscoli. Nella parte del villaggio ricavata dagli edifici della ex tonnara sono presenti alcuni piccoli spazi comuni sufficientemente curati, mentre nella parte nuova è presente un bar pizzeria. Non saprei se è presente anche qualche market (ma non credo). La vicinanza della più vacanziera Torre dei Corsari può soddisfare qualche improvvisa voglia di mondanità (ma senza esagerare con le aspettative).

 

Di seguito alcune fotografie della zona della ex tonnara.

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Porto Murta. Una escursione.

Porto Murta vista da nord
Porto Murta vista da nord

 

Porto Murta è una piccola, deliziosa, isolata caletta situata nel tratto di costa che va da Porto Palma a Funtanazza. Più precisamente si trova a circa due chilometri di cammino lungo la costa da Porto Palma.

 

È raggiungibile sia a piedi con una semplice passeggiata, oppure in macchina, utilizzando uno sterrato abbastanza comodo che si apre sulla provinciale 65, poche centinaia di metri dopo (se venite da Sant’Antonio di Santadi) o prima (se venite da Montevecchio) il bivio per Porto Palma.

Porto Murta visto da sud
Porto Murta visto da sud

 

Io l’ho raggiunta a piedi in una giornata di maestrale agostano che ha pulito e reso limpida l’aria e ha mantenuto la temperatura sempre sufficientemente fresca. Il sentiero che porta a Porto Murta è agevole e sicuro. Si snoda lungo una costa bassa e leggerissimamente scoscesa. È, insomma, adatto a (quasi) tutti.

La costa e il sentiero nel primo tratto del percorso
La costa e il sentiero nel primo tratto del percorso

 

La spiaggia di Porto Murta è costituita da piccoli e levigatissimi ciottoli di quarzo bianco e scisto grigio in prevalenza. Tutto materiale trasportato dal torrente stagionale che percorre le colline dell’interno, ricche delle due rocce. È inutile dire che i ciottoli di Porto Murta sono patrimonio comune e stanno meglio lì dove sono piuttosto che in una bottiglia di plastica dimenticata in uno sgabuzzino.

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Poi i miei piedi mi hanno portato oltre. Sapete, la voglia di scoprire che cosa c’è oltre quel promontorio.

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E dopo ogni promontorio si apriva una caletta. E ogni caletta meritava un bagno o una sosta.

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In effetti la mia idea è diventata quella di arrivare sino a Funtanazza, ma ho scoperto che non è affatto semplice. La costa si fa più scoscesa e franosa. Il sentiero si trasforma sempre più in strettissimi passaggi di capre in un terreno non del tutto stabile e sicuro. In certi casi è necessario abbandonare la costa per addentrarsi nella collina e camminare tra la bassa macchia sfruttando erratici passaggi.

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L’ultima caletta raggiunta

 

Insomma, per farla breve, non sono arrivato a Funtanazza. Tuttavia, sulla via del rientro, il pomeriggio è stato generoso e mi ha ripagato del fallimento con abbondanza di luce, colori accesi e orizzonti. Non si finiva più di riempirsene gli occhi.

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Funtanazza. La colonia.

E poi c’è la questione della colonia.

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Posta alla fine di una conca che scende dolcemente verso il mare, su un basamento di arenaria che si sfarina in spiaggia con un salto di circa cinque metri, Funtanazza è, per certi versi, la colonia (o, meglio, ciò che ne rimane) che in maniera del tutto spudorata e sfacciata ne occupa l’esatto centro.

 

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Alcune notizie storiche sull’edificio (corredate da due foto d’epoca) le potete trovare seguendo questo link: http://web.tiscali.it/miniere.montevecchio/funtanazza.htm. A me, in questo post, interessa concentrarmi sul contenzioso aperto intorno ai progetti che ruotano intorno a questo edificio.

FuntanazzaColonia10In breve si tratta di questo. Una società legata all’ex governatore della Sardegna, nonché proprietario della Tiscali, Renato Soru ha acquistato l’edificio e l’area intorno a esso con l’idea di ristrutturare tutto e trasformarlo in un grande albergo. Dalle trattative con il comune di Arbus esce fuori l’accordo con il tassativo impegno da parte della società di Soru di non aumentare di un metro cubo la volumetria complessiva dell’edificato.

Tutto bello e liscio, sembrerebbe. Ma, sapete, siamo in Italia e, più nello specifico, in Sardegna, dove il buon senso e la misura sono merce rara. Infatti, invece di lasciare tutto come è, a cui tra l’altro il nostro occhio si è ormai abituato (c’è qualcuno che ha conosciuto Funtanazza senza la sua invadente colonia?), comune e società vogliono fare i perfezionisti, vogliono essere più realisti del re: il progetto su cui comune e società si sono accordati, infatti, prevede di abbassare l’edificio abbattendo l’ultimo piano e di recuperare la volumetria demolita costruendo alcune unità residenziali là dov’è la pineta. Naturalmente abbattendo i pini.

Insomma e riassumendo: da una parte la società di Soru vuole diminuire l’impatto visivo dell’edificio (pare che qui in Sardegna siamo visivamente ipersensibili: anche molta dell’opposizione isolana alle pale eoliche è riconducibile a questa nostra ipersensibilità) dall’altra è disposta al sacrificio di una pineta.

FuntanazzaColonia11Questa parte particolare del progetto è stata contestata dall’Ispettorato del Corpo Forestale, che nell’ottobre del 2014 nega l’autorizzazione all’abbattimento dei pini. Se Soru vuole costruire le unità residenziali che lo faccia altrove. A questo punto Soru ricorre al TAR. L’ultimo atto di questo contenzioso data al marzo del 2015: il Tar boccia il ricorso di Soru e la pineta sta lì dove e cresciuta.

Prima di dire qualcosa su questa faccenda molto istruttiva sul modo schizofrenico con cui guardiamo alle nostre coste, vorrei che ci accordassimo su alcuni principi:

  1. le coste della Sardegna devono rendere, devono produrre reddito e lo devono fare a lungo nel tempo;
  2. nel calcolo dei costi di un qualsiasi progetto economico dovrebbe entrare il costo sociale, il peso ambientale, l’esternalizzazione sulla collettività di tutta una serie di conseguenze dirette e indirette: piuttosto che porre divieti, far pagare e pagare caro l’impatto ambientale;
  3. le regole, se ben pensate, servono a costruire qualcosa di bello (vedi la poesia): spingono chi le deve rispettare a pensare soluzioni nuove e più avanzate;
  4. adattarsi all’ambiente, all’esistente, è meglio (più economico, più durevole, più bello) che adattare l’ambiente a se stessi.

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Detto ciò, che cosa farà Soru? Le possibilità sono tre:

  1. Soru abbandona del tutto il progetto, lascia marcire il rudere e Funtanazza rimane quello che è: una bellissima cala isolata dai flussi turistici, frequentata da locali e pochi isolati turisti, che la usano, la consumano, magari, senza nessun ritorno per la comunità;
  2. Soru decide di modificare il progetto, non scapezza più la colonia e mette su un super-albergo da centinaia di posti letto tutti concentrati nell’edificio esistente;
  3. Soru decide di scapezzare comunque la colonia e va avanti con un progetto più modesto e meno impattante.

FuntanazzaColonia04Io, devo essere sincero, preferirei la terza soluzione. Magari per Soru significherebbe rivedere i suoi calcoli in merito al profitto che questa operazione gli porterebbe. Ma, chissà, costretto da questa necessità, potrebbe trovare soluzioni che gli garantirebbero la stessa remunerazione, se non maggiore.

Non sto ragionando solo con in mente la piccola pineta. La spiaggia di Funtanazza e l’area circostante occupano una superficie tutto sommato piccola. Mi chiedo perciò che cosa significherebbero per Funtanazza diverse centinaia di persone ogni giorno per tre mesi all’anno. A cui si sommerebbero i pendolari della spiaggia. Gente che cammina, gironzola, esce fuori dai sentieri, pesa sulla spiaggia, sulla scogliera, sui fossili (perché no?). Quale sarebbe il peso di tutto questo trafficare su Funtanazza? Qualcuno ha fatto qualche calcolo? Lo dobbiamo prendere in considerazione in tutto il calcolo dei costi e dei benefici di questo progetto?

FuntanazzaColonia09Magari un progetto meno pesante potrebbe avere il valore aggiunto di una maggiore durata. Sarebbe, in una parola, più sostenibile (ecco! Ci sono arrivato: ho detto la parola tanto logora). Ci guadagnerebbe Soru, ci guadagnerebbe il territorio, e la fonte del guadagno non si logorerebbe fino a sciuparsi e sparire.

Il problema è vedere se un imprenditore, e nello specifico Soru, ragiona in questa maniera. O se chi governa Arbus riesce a controbilanciare la logica del profitto individuale con quella dell’interesse collettivo. La storia e l’esperienza dovrebbero servire a qualcosa, e il territorio di Arbus ha una esperienza secolare di un’attività imprenditoriale, quella mineraria, che porta via le vere ricchezze e lascia in dote alla collettività un po’ di pensioni, il deserto imprenditoriale, alcuni ruderi e villaggi-fantasma e tante scorie da smaltire. Si contratti quindi con Soru un intervento che sia rispettoso degli equilibri dell’ambiente, non perché siamo anime belle, ma perché la risorsa-ambiente deve restare e continuare a produrre ricchezza nel tempo. E nel contempo si coltivino le piccole realtà imprenditoriali che, seppur con molta difficoltà, stanno nascendo. E si metta tutto in una visione di un futuro dell’Arburese che non potrà non passare per la valorizzazione della Costa Verde.

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Sui progetti di Soru riguardo a Funtanazza potete leggere un articolo sulla Nuova Sardegna, uno sull’Unione Sarda e un’ultimo su cagliaripad.it.

Funtanazza. Ciottoli.

Composizione 2
Composizione

Data la natura complessa della geologia di Funtanazza, nella sua spiaggia puoi trovare ciottoli di varia origine: vulcanica,  sedimentaria e metamorfica. I colori non sono molti e i ciottoli non sono particolarmente spettacolari: onestissimi ciottoli di mare.

Ricordati. Cerca, trova, guarda, tasta, fotografa i ciottoli, ma sii rispettoso: lasciali lì dove li trovi.

Un ciottolo di origine vulcanica.
Un ciottolo di origine vulcanica.

 

Ciottolo di basalto con venature di quarzo bianco
Ciottolo di basalto con venature di quarzo bianco

 

Ciottolo di basalto con due venature di quarzo parallele
Ciottolo di basalto con due venature parallele di quarzo

 

Un ciottolo di porfido quarzifero
Un ciottolo di porfido quarzifero
Ciottolo di scisto con quarzo
Ciottolo di scisto con quarzo
Ciottolo di calcare bianco
Ciottolo di calcare bianco
Ciottolo di basalto su ciottolo di calcare
Ciottolo di basalto su ciottolo di calcare su arenaria

 

 

 

 

 

 

Funtanazza. La spiaggia.

Funtanazza è una bella e ampia cala più o meno al centro della Costa Verde, nella costa centro-occidentale della Sardegna. Ecco la mappa del sito:

 

È un’ampia spiaggia di un bel color giallo ocra, risultato dello sfarinarsi delle giovani rocce di arenaria che la delimitano dall’entroterra con un salto di circa due-tre metri.

Una panoramica della spiaggia da sud
Una panoramica della spiaggia da sud
Una panoramica della spiaggia da nord
Una panoramica della spiaggia da nord

 

L’arco della spiaggia è delimitato a nord dalle rocce scure della punta Maimoi e a sud da una chiara scogliera a picco che culmina nella punta sa Calada Bianca. Le prime sono antichissime rocce che risalgono a più di 500 milioni di anni fa. Le seconde sono rocce molto più giovani che risalgono a un arco temporale che va dai 34 ai 5 milioni di anni fa. Le antichissime rocce scure ricominciano subito a sud di punta Sa Calada Bianca.

La mappa geologica di Funtanazza
La mappa geologica di Funtanazza

 

Dal punto di vista geologico la spiaggia di Funtanazza è un pezzo di Miocene, e quindi di suolo relativamente giovane, incastonato in una zona geologicamente antichissima della Sardegna. L’arenaria di cui è costituita la sabbia della spiaggia di Funtanazza è il risultato della cementificazione dell’accumulo da parte del maestrale delle sabbie risultato dell’erosione delle rocce circostanti, come è frequente nella costa occidentale della Sardegna (l’esempio più spettacolare è rappresentato da Piscinas, sempre nella Costa Verde).

Un grosso frammento della parete di arenaria che chiude la spiaggia. Sullo sfondo punta Maimoi
Un grosso frammento della parete di arenaria che chiude la spiaggia. Sullo sfondo punta Maimoi.
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Grossi blocchi di arenaria si staccano e crollano nella sottostante spiaggia per effetto dell’erosione.

Il fenomeno di accumulo e di formazione della friabile roccia di arenaria è relativamente recente. Più antica è invece la formazione delle rocce bianco-grigio che chiudono a sud la spiaggia. Sono rocce ricche di fossili, visibili con estrema facilità incastonati nella roccia, per lo più bivalvi ed echinoidee (ricci di mare, insomma), questi ultimi soprattutto nel tavolato che costituisce la punta sa Calada Bianca. Si tratta di rocce risultato del deposito di sabbie e frammenti di conchiglie avvenuto in un lunghissimo arco di anni che va dai 35 ai 5 milioni di anni fa (Oligocene e Miocene) in ambiente marino di tipo lagunare.

Tratto della scogliera che chiude a sud la spiaggia. Si notino le numerose conchiglie fossili incastonate.
Tratto della scogliera che chiude a sud la spiaggia. Si notino le numerose conchiglie fossili incastonate.
Un fossile di bivalve.
Un fossile di bivalve.
Gruppo di fossili di bivalve.
Gruppo di fossili di bivalve.

Contemporaneamente la zona era oggetto di una intensa attività vulcanica che aveva il suo centro nel vicino Arcuentu, a est di Funtanazza. Tracce di tale attività le si trova anche in spiaggia, nel tratto a ridosso dell’angolo settentrionale della colonia dove il basalto affiora e nelle tipiche forme dell’attività sottomarina.

Un resto di una "bolla" di lava eruttata in ambiente sottomarino.
Un resto di una “bolla” di lava eruttata in ambiente sottomarino.

A sud, invece, nella scogliera, il basalto si infila tra le marne e le metarenarie nella forma di bellissimi dicchi, specie di muraglioni di spessore vario e di forma più o meno netta. I dicchi sono l’ultima e più recente manifestazione dell’attività vulcanica del Miocene, e risalgono a circa 16 milioni di anni fa.

Un bellissimo dicco. Si trova poco prima di arrivare alla punta di sa Calada Bianca.
Un bellissimo dicco. Si trova poco prima di arrivare alla punta di sa Calada Bianca.
Un tratto di scogliera a sud della spiaggia. La zona più scura è il basalto di un dicco meno definito e netto di quello rappresentato nella precedente immagine.
Un tratto di scogliera a sud della spiaggia. La zona più scura è il basalto di un dicco meno definito e netto di quello rappresentato nella precedente immagine.