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Torre dei Corsari minimalista e in bianco e nero

Torre dei Corsari è un villaggio e una spiaggia della Costa Verde, nella costa occidentale della Sardegna, a sud del Golfo di Oristano. La mappa la trovate qui. In un altro post vi dirò di più di lei. Questo post è dedicato a 14 fotografie delle dune di Is arenas acqua ‘e s’ollastu che collegano/dividono Torre dei Corsari e Pistis. Eccole:

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E all’improvviso, il colore:

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Maimone. Una videocartolina.

DSC_0024Forse ho trattato un po’ male Maimone: l’ho associata a riti violenti affondati in un passato prestorico; l’ho mostrata in un bianco e nero talvolta fin troppo scuro; infine l’ho ripresa di spalle.

Eppure Maimone è una delle spiagge più belle di tutta la penisola del Sinis in generale e della costa delle spiagge di quarzo in particolare. Anche più bella della più famosa Is Aruttas, a parer mio. Il dolce arco della lunga e profonda spiaggia, il netto contrasto di colori, il libero orizzonte, e non ultima la possibilità di una tranquilla passeggiata alla torre di Seu, quando il caldo non suggerisce il contrario.

DSC_0087 (1)Nella videocartolina che segue c’è solo lei, finalmente la spiaggia, a colori. Ho scelto di accompagnarla con la rivisitazione di una composizione per piano di J.S. Bach, la breve sinfonia Bwv_787, fatta da un artista lituano, DMD Architect, di cui poco o niente è dato sapere. Il risultato a me ricorda quelle cartoline con sottofondo musicale che la vecchia ingenua e pulita tv di una volta mandava durante i brevi intervalli tra un programma e l’altro. Allora, la pubblicità era relegata e regolata nel preciso spazio del Carosello e non le era consentito di scorrazzare indisturbata per ogni dove.

Il cielo sopra Maimone

Ancora un post sulla spiaggia di Maimone. In verità, della spiaggia si vede poco. Le nove fotografie sono prese dall’immediato retrospiaggia.

Le prime sette cercano il mare. Non è che ne trovano molto: qualche stretta striscia tra sabbia e cielo, talvolta solo sabbia, qualche ombrellone, rare presenze umane, il verde acceso dei macchioni del lentischio, il leggero verde-grigio della santolina, il rosso mattone della vegetazione degli stagni stagionali retrodunali.

Le ultime due gli voltano le spalle e palpeggiano le nuvole.

Alla fine, il vero protagonista di tutte e nove le foto è il cielo sopra Maimone.

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Maimone. Vita da spiaggia in bianco e nero.

Spiaggia di Maimone [il link apre in un’altra finestra la mappa di Google Map]. Voi pensate di andare in una semplice spiaggia, e invece siete in un luogo che porta il nome di una antichissima, nuragica divinità sarda della pioggia: Maimone, appunto.  Quando non pioveva per molto tempo, si costruiva un simulacro del dio con rami di pervinca (pianta erbacea sempreverde, tra le altre cose tossica), lo si coricava su una portantina, lo si portava in giro, lo si aspergeva cantando una litania invocatoria e infine lo si gettava in un ruscello (o in un pozzo? non penso in mare …). I nuragici, è probabile che, al posto del simulacro, sopra la barella ci coricassero un uomo (o donna) in carne ed ossa, e che il sacrificio fosse cruento. Sangue in cambio di acqua.

Una forzatura? Una esagerazione? Mah, Chissà! Tutta la penisola del Sinis pullula di nuraghi (letteralmente a frotte), pozzi sacri, statue che stanno costringendo a riscrivere la storia del Mediterraneo occidentale, resti di fonti sacre, siti fenici, templi di varie epoche e culti. Strati di storia, insomma.

E noi siamo l’ultimo strato. In mutande e reggipetto.

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P.S. Una domanda che mi pongo spesso quando mi faccio il bagno nelle acque del Sinis è se i nuragici si facessero il bagno nel mare, se lo facessero con lo stesso piacere che proviamo noi, se si prendessero momenti di relax in spiaggia. Forse si. Del resto, di sicuro avevano molto più tempo libero di noi, più spiaggia a disposizione e meno budget da raggiungere.

Gli orizzonti di Capo San Marco

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Capo San Marco è uno dei luoghi di mare più aerei che io conosca: terra, acqua e aria si incontrano e quasi fondono in un delicato equilibrio.

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Il fuoco c’era anche lui, un tempo, ormai rappreso in un sottile strato di basalto che dà alla parte finale del capo la tipica forma ad altopiano.

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Capo San Marco è luce, spazi, aria, vento. Ci sono giorni in cui quella gran bestia che è il mare sembra un gatto ben pasciuto accoccolato a sonnecchiare e ricevere il sole. E noi a correrci sopra con le nostre barchette.

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Ci sono altri giorni in cui il maestrale arriva diritto dal mare, liscio, senza neanche il freno di una misera collina, e la prima terra che incontra è il fragile istmo di Capo San Marco, messo lì a protezione del Golfo di Oristano. Il bestione, allora, si rifugia a riposare all’interno del golfo, e la sua schiena sembra percorsa da brividi erratici.

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Ma Capo San Marco è soprattutto e prima di tutto orizzonte …

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… e ancora orizzonte

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Cala Liberotto in bianco e nero

Un normale e tranquillo pomeriggio in spiaggia è meglio raccontarlo in bianco e nero. Almeno così credo. Il bianco e nero eliminando i colori si concentra meglio sul quotidiano, sull’aspetto salottiero che una spiaggia assume quando frequentata da molti umani, ognuno alla ricerca di qualche ora di svago o di rilassata socializzazione.

Le cinque fotografie che seguono intendono cogliere questo aspetto:

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Le Bombarde

98245913Le Bombarde è la spiaggia a cui gli algheresi sono più affezionati. È una spiaggia frequentata per lo più da giovani, parte dentro e fuori, gli altri solo dentro. È una spiaggia molto frequentata in estate, sia di giorno che di notte. È, infatti, ricca di servizi: chioschi, ristoranti e bar, che ospitano una animata vita notturna, soprattutto in occasione di manifestazioni musicali, che nella stagione estiva sono frequenti.

 

 

Questo ultimo aspetto sottopone la spiaggia a uno stress non da poco in termini di impatto  sull’arenile e sulla retrostante pineta che, tra l’altro, è inserita all’interno del Parco Naturale Regionale di Porto Conte. La questione è stata oggetto di segnalazioni, proteste e interpellanze da parte delle associazioni ambientaliste, ed è tuttora aperta.

 

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Quel che è certo è che la spiaggia di Le Bombarde sta “perdendo sabbia” (vedi in proposito l’intervista al prof. Vincenzo Pascucci pubblicata su Sassari Notizie). Il fenomeno è legato, come al solito, al difficile equilibrio tra economia e tutela ambientale. Da una parte, Alghero è una città che, in parte, direttamente o indirettamente vive di turismo, e quindi “vende”, insieme ad altri servizi, il suo ambiente. Dall’altra, è però vero che se questo ambiente lo consuma e lo logora troppo, si troverà nella condizione di non avere più nulla di appetibile da vendere. Un bel paradosso, insomma, se ci si entra dentro.

 

La spiaggia di Le Bombarde in un placido pomeriggio d'ottobre
La spiaggia di Le Bombarde in un placido pomeriggio d’ottobre
Un orizzonte dalla spiaggia di Le Bombarde
Un orizzonte dalla spiaggia di Le Bombarde
La spiaggia di Le Bombarde verso Punta Negra
La spiaggia di Le Bombarde all’altezza dell’Hotel dei Pini